Raffadali

Raffadali

Raffadali (13.952 abitanti) è un comune del retroterra agrigentino, situato in cima a una collina, su un declivio che si affaccia sul mare.
Il territorio del suo comune presenta una forma esagonale piuttosto irregolare e si estende per 2.219 ha.

Un confine naturale, delineato dai valloni Safo e Mendolazza, lo separa dai comuni limitrofi di Agrigento, S. Elisabetta, e Joppolo Giancaxio.

Confina a nord con il territorio di S. Elisabetta e, per un brevissimo tratto, di S. Angelo Muxaro. Ad est con Joppolo Giancaxio, mentre a sud e ad occidente con Agrigento.
Raffadali dista 14 Km. da Agrigento, 5 da S. Elisabetta, 6 da Joppolo Giancaxio, 20 da Cattolica Eraclea, 29 da Cianciana, 13 da Aragona e 22 da Porto Empedocle.
Sotto il profilo altimetrico, l’area territoriale presenta rilievi che vanno da un massimo di 652 m. ad un minimo di 250 m. s.l.m., mentre il centro abitato si eleva a 420 m. s.l.m.

Il clima è mite e con bassa escursione termica stagionale. La temperatura media oscilla sui 18 gradi C. ed i massimi assoluti raggiungono i 42°, soprattutto durante l’imperversare dei venti di scirocco.
Il suo territorio presenta siti archeologici e preistorici di grande interesse, testimoniati dalla presenza di alcune comunità datate all’inizio dell’età neolitica (4000 a. C.).
Alcuni studiosi ritengono che in questo territorio sorgesse anche l’antica ‘Erbesso’, mitico granaio dei Romani.

Gli Arabi, durante la loro dominazione che si ebbe in Sicilia nel IX secolo, chiamarono il casale da loro fondato ‘Rahl-Afdal’ (Villaggio eccellentissimo), facendogli acquisire grande floridezza economica e commerciale.

Verso la fine dell’XI secolo il casale sotto la signoria di un principe saraceno Alì e le terre dette Raffa (qualche studioso fa derivare da ciò il toponimo ‘Raffadali’, credenza poco attendibile visto che nelle antiche scritture figura già il nome ‘Rahalfadale’) passarono sotto il dominio dei conquistatori normanni; nel 1095 il territorio fu concesso in feudo al normanno Girolamo Montaperto e poi rimase per secoli, a questa famiglia.
Nel 1507 Pietro Montaperto Valguarnera ottenne dal Re Ferdinando lo ‘Jus Populandi’ (diritto di popolare); nel 1523, fece edificare il borgo (alcuni studiosi sostengono che si tratti di una riedificazione) e fece costruire il castello, che ancora oggi, nelle sue strutture essenziali è ubicato nel centro storico di Raffadali.
Originariamente il castello era una fortezza e ciò si può desumere dalla torre di base, nel lato Sud – Ovest, che si presenta ancora oggi nella sua interezza; successivamente venne trasformato, durante il rinascimento, in casa signorile.
Nel 1649 Giuseppe Nicolò Montaperto, con i suoi vassalli, riportò l’ordine in Agrigento, che si era ribellata per fame al Vescovo Traina. Per premiare il coraggio e la fedeltà dei Montaperto, Filippo IV insignì del titolo di principe di Raffadali Giuseppe Nicolò Montaperto, elevando il feudo a principato.

Acquaviva Platani

Acquaviva Platani si trova immersa nelle bellezze della valle del Platani. Questo territorio è stato abitato fin dal neolitico, probabilmente abitata anche dai Sicani dove sono state rinvenute tombe a rannicchiamento in contrada “Vignazze”. Sepolture a grotticella situate in contrada “Santa Margherita”, “Solfara”, “Marcatogrande” e “Corvo , tutt’oggi visibili.

Nel 1877 furono rinvenuti alcuni ruderi di un antico edificio che testimoniano la presenza di romani. Successivamente, durante la dominazione araba, fu costruito un casale chiamato “Miknas”. Dalle variazioni fonetiche di questo nome derivò il termine “michinese” utilizzato in epoca feudale per designare una buona parte di quello che sono

E’ provata anche la presenza dei Musulmani  con alcune tombe rinvenute nelle contrade “Santa Margherita” e “Vignazze”: una di esse addirittura continua ad essere definita dalla gente “la grotta dei Saraceni”.

 

La fondazione

La data ufficiale della fondazione di Acquaviva è il 20 giugno 1635, e il suo fondatore fu don Francesco Spadafora. In realtà Acquaviva sorse più in alto del  primitivo casale Michinese  fondato dai berberi,  giacché don Francesco Spadafora e la principessa Lucrezia Sanseverino vollero trasferire la loro residenza estiva in un luogo meno afoso del feudo Michinese.

Il nome, Aqua Vivam, fu dato in relazione all’abbondanza delle sorgenti riscontrate nel suo territorio. Successivamente venne unificato in Acquaviva e tale nome venne mantenuto per tutto il tempo feudale e fino al 1862 quando, per evitare confusioni con comuni omonimi esistenti nella Penisola, con decreto legislativo venne aggiunto al toponimo la specificazione “Platani”, derivata dal vicino fiume A quanto pare il luogo adatto su cui costruire il nuovo paese fu trovato il giorno dopo che il principe Spadafora passò una notte insonne a causa del caldo atroce. L’indomani mattina con si era messo alla ricerca di un posto più fresco e attraente e affidò la sua ricerca addirittura alla Madonna della Luce. Ciò spiega anche il fatto che in quel luogo fecero erigere, oltre alla loro residenza e ad altre case, una chiesa a tre navate che dedicarono per l’appunto alla Regina Madre di Dio e Madonna della Luce.

Il nuovo paesino si formò tra il 1622 e il 1642 e ciò ci fa capire perché Acquaviva sia urbanisticamene più moderna dei due paesi vicini, Mussomeli e Sutera, eretti con criteri medievali. Purtroppo problemi economici fecero sì che il possesso dei feudi di Caccione e Michinese divenissero impossibili per la famiglia Spadafora, e dopo alcuni anni e molte avversità economiche, Caterina Spadafora, discendente di don Francesco, alienò all’asta il feudo Michinese che finì nelle mani di donna Francesca Abarca. Era il 23 0ttobre 1680. Alla sua morte, il feudo Michinese e il casale di Acquaviva passarono al nipote Michele Oliveri che ottenne in breve tempo, da Carlo II, l’ambito titolo di duca di Acquaviva che nessun altro fino ad allora aveva avuto.

Il successore di Michele Oliveri, suo figlio Pietro, ebbe la più lunga signoria del feudo acquavivese, ma a differenza del padre non badò certo a spese, dedicandosi ad una vita da giovane aristocratico fatta di lussi, sperperi e debiti.

L’ultimo duca acquavivese, in epoca feudale, suo nipote Pietrino, anche lui sciupone e indebitato, tanto da pensare di cedere il feudo al principe Lucchesi Palli di Campofranco nel 1826 per far fronte ai suoi debiti.

Arte e Monumenti

Palazzo Ducale . La residenza fu definita per la prima volta “palazzo”, in un inventario del 1748, tuttavia è probabile che esso esistesse già, come è logico vista la presenza della signoria, anche anni prima. Al duca Francesco è attribuita la pavimentazione settecentesca del salone (la cosiddetta “quadreria”) della casa feudale, tale pavimentazione si presenta con mattonelle maiolicate che al centro andavano a comporre lo stemma degli Olivieri. Il duca Francesco Olivieri ebbe anche il merito di aver istituito ad Acquaviva, nella prima metà del 1800, un teatro pubblico che chiamò “Teatro San Francesco”. Si trovava in via Beveratoio (l’odierna via Umberto I).

La torre dell orologio. La torre progettata dall’Ing. Lazzaroni, nel 1860 per volontà dell’allora sindaco Giudice. Alta 18 metri, realizzata in pietra locale, è scompartita da tre modanature. La campana dell’orologio ha scandito per varie generazioni le ore più importante della giornata: sveglia, scuola, pranzo e nanna col Ciccanninu.

 

Torre dell'orologio

 

Chiesa Madre S.Maria della luceLa chiesa in stile barocca, è stata fatta costruire nel 1635 dal pio principe Spadafora e dedicata a MariaSS.Domina Lucis ( S. Maria della Luce ). Presenta un prospetto tardo rinascimentale e al cui interno troviamo tre navate a croce latina dove sonocustodite diverse opere di rilevante valore artistico, come il crocifisso ligneo dello scultore Michele Caltagirone detto il Quarantino scolpita nel 1890, le statue del S. Giuseppe e dell’Immacolata attribuite al Bagnasco.

 

Santuario-Santa-Maria-della-Luce

 

Chiesa di Santa Rosalia. Fu fatta erigere a proprie spese dal sig. Corrado Milano Lanza, che accolse l’invito di Papa Leone XIII a commemorare l’avvento del XX secolo dedicando statue e chiese al SS. Redentore. Anche in questa chiesa si può ammirare uno splendido Crocifisso ligneo del Caltagirone.

English version

Acquaviva Platani is a hill town and municipality in the province of Caltanissetta. The city’s name (which means “living water” in Italian) comes from many natural sources in the area. Until 1862, the city was called simply Acquaviva; the name Platani was added to distinguish it from the other three Italian cities named Acquaviva. Plane trees is the name of the river flowing nearby.

The economy is based on agriculture: the production of wheat, olives, almonds, and pistachios are important. In addition, cattle and horse breeding, along with sheep farms provide income. Sights include the Clock Tower (Clock Tower), which was built in 1894, and the 17th century Chiesa Madre (Mother Church), dedicated to Our Lady of Light.

 

Agrigento

abitanti 60.075

altitudine 326 mt

Akràgas, Agrigentum, Kerkent, Girgenti, Agrigento: cinque nomi per scandire la storia di una città millenaria, edificata, devastata e sempre rinata per mano di popoli di civiltà eterogenee. Fondata nel 581 a.C. da coloni greci rodio-cretesi, Akràgas divenne, nel secolo seguente, uno dei più grandi e fiorenti centri del Mediterraneo: lo testimoniano gli straordinari reperti custoditi nel Museo Archeologico Regionale di Agrigento e la maestosa Valle dei Templi, dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Di Agrigentum, rimangono i resti delle eleganti ville gentilizie e delle regolari vie del Quartiere Ellenistico-Romano. Il Museo e il Parco archeologico sono periodicamente sedi di grandi eventi culturali.  Nel cuore del Parco Archeologico, un’oasi di straordinaria bellezza è rappresentata dal Giardino della Kolymbetra, gestita dal FAI.

La città odierna si sviluppa intorno a due colline, la Rupe Atenea e il colle di Girgenti: su quest’ultimo nacque la città medioevale, l’attuale centro storico. Nel centro storico i vicoli e le viuzze dell’ araba Kerkent collegano pregevoli edifici e chiese d’epoche successive. La via Atenea, fiancheggiata da caffè, ristoranti e negozi, è il cuore palpitante della nuova e vecchia Girgenti; dal panoramico e vicino Viale della Vittoria si domina la Valle e il mare: le lunghissime spiagge di Agrigento si estendono per Km ad est ed a ovest da Punta Bianca a San Leone (frazione balneare che assieme ai luoghi del centro, accoglie la movida agrigentina).

In prossimità di Porto Empedocle, in c.da Caos si trova la Casa Natale –museo- di Luigi Pirandello: drammaturgo, poeta e premio Nobel per la letteratura, cui è dedicato un Parco Letterario, numerose manifestazioni teatrali e un prestigioso convegno internazionale. Le maggiori feste di tradizione popolare della città sono la Sagra del Mandorlo in Fiore e la Festa di San Calogero.

Cosa vedere : Museo Archeologico; Parco della Valle dei Templi; Giardino della Kolymbetra; Centro storico ( Cattedrale, Chiesa di S.ta Maria dei Greci, Monastero di S.Spirito, Convento dei Francescani Minori, via Atenea e vie collaterali); Casa Natale-Museo Luigi Pirandello; S.Leone; Punta Bianca
Cosa gustare: pietanze a base di pesce fresco, caponata di melanzane, piatti a base di carne, fra cui, il farsu magru; pasticceria e gelati a base di ricotta, mandorle e pistacchio; vini.

 

STORIA

 

Fondata nel 581 a.C. dai coloni Rodii e Cretesi della vicina Gela, Akragas divenne in breve tempo una delle più importanti città della Magna Grecia, in Sicilia seconda solo a Siracusa.

L’area urbana aveva un’ampiezza di 456 ettari ed era circondata da mura di fortificazione con nove porte d’ingresso. La popolazione era di circa 300.000 abitanti ed era considerata “la più bella città dei mortali”.

Nel 210 a.C. venne saccheggiata dai Romani e assoggettata all’Impero ma conobbe nei secoli successivi, l’invasione e la riedificazione da parte degli Arabi che la ricostruirono sulla cima della collina in cui oggi si ammira il centro storico caratterizzato appunto dalla tipica conformazione araba, con le sue piccole viuzze e cortili che convergono verso la Via Atenea, che è da considerare anche oggi la più importante arteria della città.

La via Atenea  da Porta di Ponte, attraversa interamente il centro storico e su di essa si affacciano bellissimi palazzi  e numerose chiese frutto di stili di costruzione a volte totalmente diversi tra loro che contengono all’interno dei veri e propri tesori di arte sacra molto spesso sconosciuti al grande pubblico.

Tra questi, all’interno delle chiese, si possono visionare numerose opere del Serpotta e del Gagini. Caratteristiche e pregevoli le chiese dell’Addolorata e di San Francesco di Paola, ubicate nel popolare quartiere Rabato, di San Giuseppe, San Domenico, dell’Itria o Sant’Alfonso, dell’Immacolata e di S.Maria dei Greci costruita sui resti di un tempio greco.

Nel cuore vecchio della città esistono ancora piccole osterie dove si mesce il vino e si servono sarde salate ed olive schiacciate.

Oggi Agrigento si estende su una superficie di 245 Kmq a 230 metri dal livello del mare e conta 55.424 abitanti.

ENG-Agrigento was founded on a plateau overlooking the sea, with two nearby rivers, the Hypsas and the Akragas, and a ridge to the north offering a degree of natural fortification. Its establishment took place around 582-580 BC and is attributed to Greek colonists from Gela, who named it Akragas. Akragas grew rapidly, becoming one of the richest and most famous of the Greek colonies of Magna Graecia.The city was disputed between the Romans and the Carthaginians during the First Punic War. The Romans laid siege to the city in 262 BC and captured it after defeating a Carthaginian relief force in 261 BC and sold the population into slavery. The Romans eventually captured Akragas in 210 BC and renamed it Agrigentum, although it remained a largely Greek-speaking community for centuries thereafter. After the fall of the Roman Empire, the city successively passed into the hands of the Vandalic Kingdom, the Ostrogothic Kingdom of Italy and then the Byzantine Empire. They pronounced its name as Kerkent in Arabic; it was thus Sicilianized as “Girgenti”. It retained this name until 1927, when Benito Mussolini’s government reintroduced an Italianized version of the Latin name.

Scala dei Turchi

Scala dei Turchi

L’ elemento di maggiore interesse paesaggistico è rappresentato dalla Scala dei Turchi, una falesia viva costituita da uno sperone di marna bianca prominente sul mare, le cui falde degradanti a strato conferiscono un aspetto molto suggestivo, accentuato, a sua volta, dai forti contrasti cromatici se si pensa all’azzurro del mare e del cielo contrapposto al bianco accecante della roccia.

La forma che questo monumento della natura assume è quella per l’appunto di una scalinata, dove, secondo la leggenda, durante le invasioni moresche che imperversarono nel ‘500, i turchi (così erroneamente chiamati) approdarono nel territorio dell’odierna Realmonte inerpicandosi sulle stratificazioni di questa falesia.

ENG-One of the best landscapes here in Sicily is the Scala dei Turchi, a cliff alive consists of an outcrop of white marl prominent on the sea, whose slopes degrading layer give it a very striking appearance, accentuated, in turn, by strong color contrasts if you think the blue sea and sky as opposed to the blinding white of the rock.

The form that this monument natural takes is precisely of a staircase, where according to legend, during the Moorish invasions that plague in 500, the Turks (erroneously so called) landed in the territory of today’s Realmonte climbing on stratifications of this crag.

Percorso Arte e Fede – MUDIA

Percorso Arte e Fede – MUDIA

Il Museo Diocesano dell’Arcidiocesi di Agrigento (MUDIA) istituito nel 1872 dal vescovo Turano, presenta oggi un nuovo allestimento all’interno del settecentesco Palazzo Arcivescovile.
La collezione esposta consente di seguire in otto sale espositive la storia della Diocesi agrigentina dalla rievangelizzazione cristiana, dopo la dominazione musulmana, avvenuta nel 1087 con la conquista normanna.

Agrigento’s Diocesan Museum (MUDIA) was established in 1872 by Bishop Turano, and today presents a new production in the XVIII century Bishop’s Palace.The collection allows to follow in eight exhibition halls the history of the Diocese of Agrigento by the re-evangelization of the Christian, after the Muslim domination, which took place in 1087 with the Norman Conquest.

OFFICIAL WEBSITE: www.museodiocesanoag.it

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ORARI DI APERTURA – OPENING TIMES

Aprile-ottobre 10,00 – 19,00
Domenica ore 10,00-13,30/15,30-19,00
Chiuso lunedì – closed on Monday
Su prenotazione, possiamo provvedere a modificare l’orario di ingresso – If it required we can provide to change the time route for groups.

novembre – Marzo 10,00 – 13,30
Domenica ore 10,00-13,30
Chiuso lunedì – closed on monday

Museo Diocesano
Via Duomo 100
92100 Agrigento Ag
Tel: 3277549152
Fax: 0922 490024

Museo Archeologico Regionale – Gela

Il Museo è limitrofo all’area dell’acropoli della città greca.
 La sede museale, è un edificio realizzato negli anni Cinquanta. Nel 1984, dopo la realizzazione di lavori di ampliamento resi necessari per l’incremento dei materiali da esporre, il Museo venne riaperto con un nuovo allestimento.Gli ultimi interventi effettuati a partire dal 1995 lo hanno interamente rinnovato nei percorsi espositivi e negli apparati didattici e didascalici.

Il museo illustra attraverso reperti ceramici, bronzei e numismatici, la storia di Gela antica e del territorio ad essa connesso, dall’età preistorica all’età medievale.Gela fu la prima colonia rodio-cretese fondata in Sicilia, secondo Tucidide, nel 689-688 a.C. La città divenne ben presto una delle più importanti dell’isola fino a rivaleggiare con la stessa Siracusa.Le sue mire espansionistiche per il controllo del territorio la portarono a fondare nel 581 a. C. Akragas (Agrigento), e successivamente ad estendere il proprio dominio fino allo Stretto.Dopo la metà del V sec. iniziò il suo declino. Nel 405 a.C. fu conquistata e distrutta dai Cartaginesi. Ricostruita nel IV sec. a.C., fu successivamente oggetto di attacchi da parte di Siracusa, fin quando tra il 285 e il 282 a. C. fu distrutta dal tiranno agrigentino Phintias che trasferì i suoi abitanti presso Licata dove nacque una nuova città chiamata Phintiade.

Le collezioni. Il nucleo più antico è costituito dalle collezioni Navarra e Nocera. La prima, acquistata negli anni Cinquanta dal museo, comprende un cospicuo numero di vasi corinzi ed attici a figure nere e a figure rosse, provenienti dagli scavi clandestini delle necropoli e raccolti alla fine dell’Ottocento dal barone Giuseppe Navarra.Tra i vasi attici a figure nere (fine VI, inizi V sec. a.C.) si ritrovano opere attribuite al Pittore di Gela e al Pittore di Eucharides, e molte lekythoi della “classe di Phanillys”. Tra i vasi attici a figure rosse (prima metà del V sec. a.C.) sono esposti quelli del Pittore di Edimburgo, del Pittore di Boreas, del Pittore della Phiale di Boston, del Pittore dei Porci, del Pittore di Berlino e del Pittore di Brygos. Si tratta di opere di grandi ceramografi (decoratori di oggetti in terracotta) attici giunte a Gela con navi mercantili. Il relitto di una di queste imbarcazioni è stato ritrovato di fronte alla costa ed ha consentito di ricavare dati fondamentali per lo studio dell’architettura navale antica e dei traffici commerciali che l’antica colonia intratteneva con le altre città della Grecia.

L’ordinamento è di tipo cronologico e si articola in otto grandi sezioni, nelle quali l’esposizione è associata a materiale didattico e didascalico.

Piano terra

Sezione I la storia, la preistoria, l’acropoli (dalla fondazione al V sec. a.C.) e l’acropoli (IV sec a.C.), l’Emporio, la Nave

Sezione II l’Heraion, la città fra il IV e il III sec. a.C.

Sezione III le Fornaci, l’Epigrafia

Sezione VIII le Necropoli greche, la Collezione Navarra, la Collezione Nocera

Primo piano

Sezione IV le anfore

Sezione V i Santuari extraurbani.

Sezione VI il territorio dalla Preistoria all’età greca.

Sezione VII il territorio dall’età romana all’età mediovale.

 

Telefono: 0933 912626

Orari ingresso : Apertura in ora solare dal lunedì a sabato, dalle ore 09,00 alle ore 18,30 (ultimo ingresso ore 18,00). Apertura in ora legale da lunedì a sabato , dalle ore 09,00 alle ore 19,30 (ultimo ingresso ore 19,00).
Biglietto singolo intero :  4,00 €
Biglietto singolo ridotto:  2,00 €
Note: CHIUSO I FESTIVI Domenicalmuseo: apertura con libero ingresso per la prima domenica di ogni mese

Il museo sarà aperto al pubblico anche nelle domeniche: 24/05/2015; 31/05/2015 e 14/06/2015 per iniziativa del Gruppo Archeologico d’Italia “Triskelion Gela”