Il ricco commerciante di stoffe, Michelangelo Scinè, con negozio sul corso di Agrigento, spinto anche dalla avidità della moglie, vuole diventare proprietario terriero acquisendo terreni su terreni. Non volendo però cacciare molti quattrini, escogita il metodo di individuare i piccoli, poveri, proprietari delle masserie della zona che, per motivi anagrafici e di salute, sembrino avere pochi giorni ormai da vivere. Propone loro il versamento di un vitalizio che egli verserà nelle loro mani, sotto tutela del notaio Nocio Zagara, ogni mese, fino alla fine dei loro giorni.
Come contropartita, essi dovranno abbandonare la loro terra e cederla subito, all’atto del contratto, a lui. Se vivranno a lungo, Michelangelo Scinè rischierà di pagare quella terra forse più del suo valore reale ma se essi morranno presto, come tutto lascia presagire, egli avrà pagato per quella stessa terra poco più che una miseria. Il primo a cedere è il vecchio Ciuzzo Pace. Cede la sua terra in cambio del vitalizio ma dopo qualche mese poveraccio, muore. Spinto dall’avidità, Scinè scopre che il terreno accanto a quello di Ciuzzo Pace appartiene al vecchio possidente Maràbito, al quale egli propone lo stesso contratto.
E Maràbito accetta. Con dolore, perché egli ama ogni zolla della sua terra, ogni piuma di ogni uccello che vola su quel terreno, ma accetta. Ma Maràbito non muore: passano i giorni i mesi, gli anni. Non muore. Sopravvive alle angherie di Scinè, della moglie di lui, del notaio Zagara, di tutti coloro che, nell’intrecciarsi della storia, tentano di mettere le mani sulla sua terra. E tutti costoro egli vede morire, uno dietro l’altro.
Alla fine, quando Maràbito avrà compiuto più di cento anni, non sarà ancora morto. Ed a lei, alla Morte, egli si rivolgerà, chiamandola. Ma Lei non ne vorrà sentire donandogli, forse, una non richiesta eternità.
Una favola emblematica, gioiosa, ironica, paradossale, allusiva. Uno spettacolo dove la logica malinconica di Pirandello, attraversata dalla intelligente ironia di Camilleri, può raggiungere vertici di autentico godimento. Anche per l’anima.

13, 14 febbraio 2019 ore 21,30 e il 17 febbraio alle ore 18,30

Compagnia del teatro Antidoto

Cine Teatro Antidoto

Via Pandino, Gela