Si presume, sulla base di note storiche, che il territorio di Pietraperzia sia stato abitato fin dall’epoca Greca.

Pietraperzia deve alla dominazione saracena sia il nome che la sua prosperità.

Possiamo collocare la sua fondazione attorno al XVI secolo, con i “Barresi” baroni della città.

Fecero del castello di Pietraperzia, loro abitazione, ritrovo di gente amante della cultura e della politica.


Estinta la dinastia dei Barresi, Pietraperzia passò nelle mani dei Branciforte e con questa dinastia cominciò un lento decadimento culturale, attenuato solo dalla presenza di diversi ordini religiosi.


Il moto rivoluzionario siciliano che investì la Sicilia nel 1848-49 coinvolse anche Pietraperzia.

L’attività insurrezionale venne appoggiata dai notabili del paese anche con cospicue offerte in denaro.

Nel 1860, durante la liberazione della Sicilia da parte delle truppe garibaldine, il generale Afan De Rivera, comandante di una pattuglia dell’esercito borbonico in ritirata, passando per Pietraperzia, trovando inalberata sulla torre del Castello la bandiera tricolore e ritenendolo un grave affronto ordinò ai suoi soldati di far fuoco sui civili   causando la morte di parecchi i cittadini inermi.


Due anni dopo (1862) le forze progressiste pietrine costituirono una sezione della “Società Unitaria” di ispirazione garibaldina che aveva la sua sede centrale a Palermo.

Essa aveva come scopo di appoggiare le iniziative garibaldine tese a  liberare i territori di Roma e Venezia, che ancora non facevano parte dell’Italia.

A tal proposito promossero la venuta di Garibaldi a Pietraperzia; cosa che avvenne nell’Agosto del ’1862 con grande entusiasmo di molti Pietrini.


Ma l’unita d’Italia non costituì la sperata soluzione dei problemi economici e sociali del popolo siciliano. 

Leggi esose e amministratori poco avveduti prepararono ciecamente la rivolta dei Fasci dei Lavoratori di ispirazione socialista.

Un contributo di morti notevole diede Pietraperzia nel periodo in cui avvennero le sollevazioni più gravi.

Il 1° Gennaio 1894 il popolo, non sopportando più i dazi cui erano sottoposti i prodotti dei campi, dopo le parole infuocate di un sacerdote nella Chiesa Madre, si diresse con veemenza verso la Piazza Centrale e affrontata dalla polizia che sparò sulla folla pagò a caro prezzo la rivolta con la morte di otto persone.


La repressione statale successiva alienò completamente l’animo dei poveri verso la visione di un’Italia unita e libera.

I bisogni spinsero molti ad abbandonare i loro paesi di origine e ad emigrare verso le Americhe, in particolare verso gli Stati Uniti.


Nel 1926 Pietraperzia entrò a far parte della nuova provincia di Enna, lasciandosi alle spalle il lungo legame politico e culturale con la provincia di Caltanissetta.

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